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Cocaina e depressione

Vi possono essere comportamenti che rappresentano un tentativo di controllare l'emergenza della depressione.
Uno di questi è costituito dall'uso/abuso di sostanze eccitanti, la più diffusa delle quali è, nell'oggi, senz'altro la cocaina.
Molte sono le cause che stanno all'origine dell'uso di cocaina. L'esperienza clinica mostra che fra le più frequenti vi è quella legata ad un mascheramento di un quadro depressivo.

Il soggetto fa fronte inconsciamente ai sentimenti di inadeguatezza, di ansia circa le proprie capacità di essere all'altezza nelle diverse situazioni (sociali, professionali, di coppia) ricorrendo allo stupefacente.
L'autosvalutazione caratteristica delle forme depressive è tanto più presente quanto più viene messa a tacere col ricorso agli effetti iperstimolanti prodotti dalla cocaina. Un tratto caratteristico dei consumatori e abusatori di cocaina è l'incapacità di percepire le reali motivazioni dell'assunzione il cui peso viene misconosciuto o comunque minimizzato.

La diffusione sempre più massiccia della sostanza in strati sociali "alti", rinforzano, d'altro canto, l'idea illusoria di mettere in atto un comportamento non solo "normale" poiché diffuso, ma di sentirsi partecipi di un particolare stile di vita "vincente", uno stile conforme alle richieste di efficienza, produttività, totale adeguatezza poste dalla società contemporanea.
Il soggetto cocainomane si aggrappa così all'euforia che la sostanza gli procura, in un quadro, almeno apparentemente, di totale sintonia con sé e con gli altri. Quando la quantità di sostanza e la frequenza di assunzione aumentano si sta però già verificando un fenomeno di assuefazione che rivela il fondo depressivo: si produce una progressiva diminuzione della stimolazione euforizzante, una contrazione della durata degli effetti, una caduta verticali della sensazione di benessere.

L'intensificarsi del consumo, la percezione di non poter funzionare adeguatamente senza la cocaina, il malessere depressivo sempre più accentuato che accompagna lo svanire degli effetti sono segnali di una dipendenza che si è ormai instaurata.
In questa situazione è facile che il misconoscimento della propria situazione si manifesti con la tendenza ad attribuire il proprio malessere alla cocaina. Rovesciando i rapporti di causa effetto l'assunzione di cocaina viene percepita come causa dello stato di malessere.
In realtà lo stato depressivo quasi sempre preesiste. Il rovesciamento fra causa ed effetto è l'estrema forma di negazione della problematicità sottostante l'uso dello stupefacente.

E' come se l'individuo dicesse "il mio problema è la cocaina", e l'essenziale per lui consistesse nel praticare meglio il controllo sulla sostanza. Circoscrivendo così il problema alla sostanza, che da rimedio al malessere diventa causa del medesimo, viene ulteriormente rimandato il momento della presa d'atto della depressione.
Per tutto ciò il ricorso al consulto psicologico è tutt'altro che frequente, anche se potrebbe risultare decisivo.
Spesso, invece, sono le persone vicine che domandano un aiuto, esasperate dal trovarsi vittime di ciò che l'uso cronicizzato di cocaina implica nel tempo: violenza verbale e, talvolta, anche fisica, idee di persecuzione, agitazione motoria, bizzarrie, allucinazioni tattili e visive, alterazioni improvvise dell'umore.

Attraverso il consulto la persona vicina a chi fa uso di cocaina (coniuge, genitore, compagno o altro) può scoprire talvolta di essersi fatta complice involontaria della situazione, restando in una posizione di capro espiatorio funzionale al mantenimento dei sintomi della persona che sta accanto.
Questa consapevolezza, dolorosa peraltro, può costituire il passo iniziale per aiutare a spezzare la spirale di contraddizioni e fornire un aiuto reale anche all'altro.

(Dott. Graziano Senzolo)

 


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