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I farmaci antiacidi per lo stomaco potrebbero promuovere patologie epatiche croniche (08/11/2017)

Un nuovo studio ha scoperto che i farmaci antiacidi inibitori della pompa protonica, bloccando l'acidità nello stomaco possono portare ad un eccessivo sviluppo di batteri che sembrano contribuire ad infiammare e danneggiare il fegato.
Sembrerebbe che alcuni dei più usati farmaci per il reflusso acido possano accentuare la patologia cronica del fegato.


Nei topi, alcuni dei farmaci più comuni per il reflusso acido favoriscono lo sviluppo nell'intestino dell' Enterococco, evidenziato nell'immagine in rosso. Questo batterio è in grado di muoversi fino al fegato interferendo col funzionalità dell'organo. UC San Diego Health.

Quando un fegato sano viene danneggiato si rigenera, ma se la causa del danno agisce per lungo tempo o in modo ripetuto si possono creare delle lesioni che possono portare fino alla cirrosi.

Sono molte gli elementi che possono contribuire allo sviluppo della cirrosi, tra lquesti l'obesità, che viene associata alla NAFLD (steatosi epatica non alcolica) ed in particolare alla steatoepatite non alcolica, o NASH, con infiammazione e danno delle cellule epatiche.

In ogni caso l'abuso di alcol è responsabile di circa la metà dei decessi legati alla cirrosi epatica.

I cambiamenti nella flora batterica intestinale possono influire sullo sviluppo delle patologie epatiche.

L'abuso di alcol modifica la flora batterica intestinale, così come possono farlo alcuni farmaci per il bruciore di stomaco, gli IPP, inibitori della pompa protonica che inibiscono la secrezione acida nello stomaco.

Gli IPP sono spesso usati da persone con patologie croniche del fegato, ma l'influenza degli IPP sulla progressione della patologia epatica non è chiara.

Per verificare se bloccando l'acidità nello stomaco si influisce sulle patologie epatiche croniche, un gruppo di lavoro diretto dal Dr. Bernd Schnabl alla University of California San Diego School of Medicine, utilizzando modelli di topi, hanno studiato gli effetti degli IPP negli esseri umani per tre tipi di patologie epatiche: quelle indotte dall'alcol, la NAFLD (steatosi epatica non alcolica) e la NASH.

Gli studiosi hanno bloccato gli acidi nello stomaco dei topi in due modi: cancellando geneticamente il gene che controlla le secrezioni degli acidi o somministrando l'IPP omeprazolo.

Con la mancanza di acidi le condizioni del fegato di tutti e tre i gruppi di topi sono peggiorate.

I ricercatori hanno anche visto che i livelli dei loro batteri intestinali sono cresciuti e si è rotto l'equilibrio tra i diversi tipi di batteri.

 

In particolare sono cresciuti i livelli di enterococco nell'intestino.

Ulteriori esperimenti hanno fatto ipotizzare che questi possano raggiungere il fegato causando infiammazione e danneggiandolo.

In un precedente studio (Link...) alcuni ricercatori hanno esaminato i dati di 188.323 persone alle quali erano stati somministrati farmaci antiacidi IPP (inibitori della pompa protonica) o antagonisti dei recettori H2 (H2RA) e di altre 376.646 alle quali non erano stati somministrati antiacidi, tra il 1999 ed il 2013.

Rispetto a chi non aveva ridotto l'acidità quelli che l'avevano controllata sono risultati maggiormente a rischio di forme importanti di diarrea causata dal batterio Clostridium difficile.
I livelli di infezione dei pazienti sotto antiacidi sono stati pari a 1,4 volte quelli dei pazienti del gruppo di controllo nel caso di ricovero ospedaliero e di 1,7 volte nel caso di non ricovero.

Ancora, 4,5 volte maggior rischio di infezioni da campilobacter se ricoverati e 3,7 volte se non ricoverati.

Sono stati poi cercati riscontri per Salmonella, Shigella ed Escherichia coli ma con risultati negativi.

Nel nuovo studio i ricercatori hanno verificato anche i livelli di enterococco nell'intestino, raccogliendo campioni fecali da persone sane, prima e dopo i trattamenti con IPP.

Dopo due settimane chi era sotto antiacidi aveva livelli più alti di enterococco.

A questo punto i ricercatori hanno verificato possibili legami tra gli inibitori della pompa protonica e lo sviluppo di patologie epatiche.

Sono stati controllati 4.830 pazienti con diagnosi di abuso di alcol.

Di questi, il 36% aveva utilizzato IPP, inibitori della pompa protonica.
L'analisi ha mostrato che l'utilizzo di IPP portava un incremento decennale del rischio di sviluppare patologie del fegato del 20,7% per gli utilizzatori attivi; del 16,1% per gli ex utilizzatori e del 12,4% per chi non li aveva mai utilizzati.

Infine, uno studio realizzato al German Center for Neurodegenerative Diseases di Bonn, in Germania, è stato dimostrato che gli inibitori della pompa protonica (IPP) sono potenzialmente coinvolti in processi di declino congnitivo.

Il Dr. Schnabl conclude spiegando che quanto scoperto indica che il recente incremento nell'uso di farmaci antiacidi per lo stomaco potrebbe avere contribuito all'aumento nell'incidenza delle patologie epatiche croniche, sottolineando di ritenere che i clinici dovrebbero considerare l'eventualità di sospendere i farmaci contro l'acidità gastrica quando non vi sia una robusta indicazione medica.

Vedi anche
Farmaci antiacidi legati a maggiori infezioni batteriche gastrointestinali (22/01/2017)
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I farmaci antiacidi inibitori della pompa protonica sono stati associati ad una maggiore mortalità (24/07/2017)
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Per saperne di più
Gastric acid suppression promotes alcoholic liver disease by inducing overgrowth of intestinal Enterococcus.
Llorente C, Jepsen P, Inamine T, Wang L, Bluemel S, Wang HJ, Loomba R, Bajaj JS, Schubert ML, Sikaroodi M, Gillevet PM, Xu J, Kisseleva T, Ho SB, DePew J, Du X, Sørensen HT, Vilstrup H, Nelson KE, Brenner DA, Fouts DE, Schnabl B. Nat Commun. 2017 Oct 16;8(1):837. doi: 10.1038/s41467-017-00796-x. PMID: 29038503.
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NIH U.S. National Institutes of Health
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Marco Dal Negro