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Risposte immunitarie violente o prolungate possono modificare il nostro metabolismo e i nostri comportamenti (14/11/2017)

Gli scienziati hanno scoperto che alcune cellule immunitarie, i linfociti T, se attivate a lungo modificano il metabolismo del nostro corpo e che tutto ciò porta dei cambiamenti nei nostri comportamenti.

Quando sentiamo parlare di disruttori o interferenti endocrini si parla di sostanze che rompono l'equilibrio tra i nostri ormoni, interferiscono anche con il sistema immunitario e probabilmente cambiano il nostro metabolismo ed i nostri comportamenti.

E' noto che quando vengono attivati i linfociti T modificano il proprio metabolismo in modo da fornire l'energia richiesta dall'attivazione, ma gli effetti di attivazioni prolungate del sistema immunitario sul sistema del metabolismo non erano ancora state approfondite.

Gli scienziati del RIKEN Center for Integrative Medical Sciences, in Giappone, assieme con i loro collaboratori, hanno studiato l'attivazione dei linfociti T in topi programmati per non avere un recettore superficiale chiamato PD-1, necessario per inibire l'attività dei linfociti T.

Nei topi senza recettore i linfociti T restano attivati in modo simile a quelli dei sistemi immunitari delle persone con alcuni tipi di malattie autoimmuni.

I ricercatori hanno visto che in questi topi gli aminoacidi (molecole utilizzate per fabbricare proteine) erano diminuiti nel sangue ed aumentati all'interno linfociti T, coinvolgendoli nei cambiamenti che avvenivano.

Sono stati tracciati e fotografati gli amminoacidi in molti organi scoprendo che il calo nel sangue era dovuto all'accumulo nei linfociti attivati nei linfonodi, dimostrando che risposte immunitarie violente o prolungate possono causare cambiamenti nel metabolismo in qualunque altra parte del corpo.

 

Analizzando la biochimica del cervello gli scienziati hanno visto che il calo sistemico degli aminoacidi triptofano e tirosina nel sangue portava ad averne minori quantità disponibili nel cervello, limitando la produzione dei neurotrasmettitori serotonina e dopamina che influiscono sulle emozioni, la motivazione e la paura: la serotonina è spesso il bersaglio di farmaci antidepressivi.

Nei topi senza il recettore PD-1 i ricercatori hanno scoperto che il depauperamento si traduce in cambiamenti dei comportamenti dominati da reazioni ansiose e di eccessivo spavento che potevano essere contrastate con una dieta ricca di un aminoacido essenziale.

I ricercatori hanno ora in mente di approfondire questi cambiamenti: essendo in corso studi sulla sospensione del recettore PD-1 come terapia anti-cancro, è importante comprendere se, tra le conseguenze, vi sia anche un aumento dell'ansia.

Per saperne di più
Michio Miyajima, Baihao Zhang, Yuki Sugiura, Kazuhiro Sonomura, Matteo M. Guerrini, Yumi Tsutsui, Mikako Maruya, Alexis Vogelzang, Kenji Chamoto, Kurara Honda, Takatoshi Hikida, Satomi Ito, Hongyan Qin, Rikako Sanuki, Keiichiro Suzuki, Takahisa Furukawa, Yasushi Ishihama, Fumihiko Matsuda, Makoto Suematsu, Tasuku Honjo and Sidonia Fagarasan, "Metabolic shift induced by systemic T cell activation in PD-1-deficient mice perturbs brain monoamines and emotional behavior", Nature Immunology, doi: 10.1038/ni.3867
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RIKEN Center for Integrative Medical Sciences
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Marco Dal Negro