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Ambiente, fertilità e sessualità: quali rischi corrono gli italiani del terzo millennio? (27/12/2002)

Ricordiamo l'indagine che i Carabinieri dei NAS hanno effettuato in tutti gli allevamenti dopo la denuncia di numerosi casi di pubertà precoce e di ginecomastia verificatisi nei bambini italiani a causa della estrogenizzazione delle carni.

Tutto ciò ci ha fatto molto pensare a quale potrà essere il futuro riproduttivo e sessuale dei nostri figli e, soprattutto, ha dato lo spunto per questa recensione.

Nel genere umano la capacità riproduttiva e la conseguente fertilità di coppia tendono ormai progressivamente a decrescere, soprattutto a causa dei numerosi cambiamenti socio-antropologici ed ambientali che si stanno verificando in questi ultimi anni.
Il numero di coppie incapaci d'avere bambini è considerevole e potrebbe anche aumentare. Si calcola, infatti, che oltre il 20% delle coppie ha problemi riproduttivi.
Inoltre le ultime indagini sulla vita sessuale degli italiani, scaturite dalle "Settimane di prevenzione andrologica" organizzate dalla Società Italiana di Andrologia (SIA) hanno accertato che oggi in Italia esistono tre milioni di uomini che soffrono di deficit erettile e di problemi sessuali in genere.

Nonostante un così gran numero, però, la sterilità e la sessualità restano purtroppo un problema individuale, che la coppia vive con solitudine, spesso senza parlarne neanche con i parenti più stretti o con i propri genitori.
Gli interessati vivono questi problemi come "atavica punizione divina"o come una sorta di "diversità" che li isola ancora di più dagli altri, specie in alcune regioni del meridione in cui il concetto di "famiglia patriarcale" è ancora profondamente radicata.

Se si considera, inoltre, che ogni anno in Italia si formano anche circa 150.000 coppie di fatto e che la sterilità è una "malattia" che può durare per un ventennio, il numero di coppie che oggi desiderano avere un figlio nel nostro paese è circa un milione (vale a dire che 2.000.000 di persone vivono il problema della sterilità!).

Nell'ultimo ventennio vi è stato un notevole incremento dell'infertilità e delle patologie sessuali di coppia, a causa di vari nuovi fattori, che si sono verificati in Italia:

1) Aumento dell'età matrimoniale;
2) Inquinamento ambientale;
3) Inquinamento alimentare (estrogeni nelle carni e fitofarmaci);
4) Aumento dell'incidenza dell'obesità alimentari o, al contrario, delle restrizioni dietetiche per ragioni estetiche; anoressia mentale, oggi in aumento anche nel sesso maschile;
5) Incremento delle malattie sessualmente trasmesse (M.S.T.) di pari passo alla diffusione dei contraccettivi orali, della sessualità occasionale nei giovani e della così detta "free prostitution";
6) La diffusione poi di quel metodo ormai di moda denominato "sesso palestrato" in cui l'uomo riesce a protrarre quanto più possibile il proprio orgasmo eiaculatorio determinando un iperteso destruente reflusso dello sperma attraverso le vie seminali, con conseguenti lesioni a livello della prostata e delle vescicole seminali;
7) Fattori iatrogeni, come per esempio uso di psicofarmaci e/o droghe;
8) Alcool e fumo, con conseguente epatopatia ed abuso del consumo di birra;
9) Radiazioni e campi elettromagnetici.

Da quanto esposto si evince chiaramente che il "fattore ambientale" ha avuto un ruolo decisivo nell'incremento di tale percentuale.

Gli ambiti di studio nel campo del rapporto tra fertilità e ambiente sono attualmente due:

1) la tossicologia dello sviluppo, che studia l'effetto diretto delle sostanze nocive sul concepito
2) la tossicologia riproduttiva, una branca della scienza che riguarda gli effetti diretti sulla fisiologia riproduttiva dell'adulto.

Quando si parla di questo argomento dobbiamo considerare non solo l'influenza dei fattori tossici inquinanti, ma anche tutto ciò che deriva dal cambiamento
socio-economico, antropologico e culturale verificatosi nella nostro paese.
Il fenomeno dell'innalzamento dell'età matrimoniale, per esempio, determina sicuramente, oltre alla conseguente riproduzione differita, anche al prolungamento degli effetti tossici e traumatici sulle gonadi degli altri fattori ambientali, quali l'inquinamento ambientale e alimentare, le radiazioni ionizzanti, i campi elettromagnetici, nonché le malattie sessualmente trasmissibili.
Questi fattori hanno influito soprattutto sulle gonadi maschili, costituite da tessuto a rapida riproduzione cellulare, ma non hanno trascurato nemmeno il microambiente ovarico dove ora si sta sempre più registrando un incremento dei radicali liberi, anche se in percentuale sicuramente inferiore rispetto al testicolo.
Anche il tessuto dei corpi cavernosi del pene subisce delle considerevoli modificazioni sotto lo stress dei radicali liberi, divenendo certamente più fibroso e meno elastico con conseguente deficit della sua funzione erettile.
Di conseguenza esiste un proporzionale aumento dell'infertilità maschile e dell'impotenza, rispetto agli anni precedenti.
Questo incremento è legato a molteplici fattori ed in larga misura alla modificazione dello stile di vita: stress, inquinamento, ingestione di sostanze nocive tramite l'alimentazione, abbigliamento attillato che surriscalda gli organi riproduttivi maschili, ma non devono trascurarsi, come già abbiamo detto, il propagarsi di malattie sessualmente particolarmente insidiose, quali la Clamidia, uso della spirale quale contraccettivo femminile, l'abbandono del profilattico a favore della pillola estro-progestinica con conseguente minore protezione alla diffusione delle infezioni genitali stesse, che sono poi aggravate dal così detto "sesso palestrato".

Tra le cause ambientali di origine ormonale sono legate non solo agli estrogeni che possono essere usati illegalmente nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame per ottenere una maggiore produttività attraverso una più rapida crescita, ma anche a sostanze chimiche con azione simile che inquinano gli alimenti.
Tali sostanze contaminano l'ambiente attraverso gli scarichi industriali, dei veicoli e dell'agricoltura, dagli scarichi domestici di urine femminili, oppure sono rilasciate dai contenitori nei quali sono conservati gli alimenti. Per esempio nella fabbricazione dei biberon di plastica è usato il nonilfenolo che è un estrogeno di sintesi che inquina il latte.
Se le sostanze ad azione estrogenica sono assimilate dalla gestante il danno è maggiore:

- Nel feto maschio esse possono, infatti, inibire lo sviluppo delle cellule interstiziali del testicolo preposte alla produzione del testosterone, con una conseguente minore produzione di spermatozoi vitali in età adulta. Nei casi più gravi si potrà determinare criptorchidismo o malformazioni degli organi genitali (per esempio l'ipospadia) o/e un'incompleta mascolinizzazione.

- Nella futura figlia femmina vi potrà invece essere la crescita precoce del seno (addirittura a cinque anni), l'insorgere di tumori a cellule chiare della vagina. Tutti noi ricordiamo l'esempio sconcertante del Dietilstilbestrolo che somministrato sia alla gestante e sia negli allevamenti tra il 1945 e il 1971 ha determinato lo sviluppo di tumori dell'apparato genitale femminile nelle adolescenti figlie di donne che lo avevano assunto.

Mentre per l'inquinamento degli alimenti da estrogeni ed analoghi di essi si può intervenire in modo complessivo, con una politica ambientale ed agricola volta alla riduzione e all'uso più intelligente delle sostanze incriminate, per quanto riguarda l'utilizzo di sostanze volte ad aumentare la produzione la legislazione nel nostro paese è già abbastanza ferrea, purtroppo però le garanzie sono legate esclusivamente all'onestà dei singoli produttori.
Per esempio nel solo 1998, i NAS hanno, infatti, sequestrato prodotti alimentari adulterati o contraffatti per oltre 250 miliardi.
Non in tutte le nazioni i controlli sono così meticolosi, alcune addirittura non danno garanzia alcuna, per cui sia gli animali da allevamento e sia i vegetali possono ricevere un sovraccarico ormonale per aumentarne la velocità di crescita, come per esempio succede per le fragole, i carciofi, i pesci d'allevamento. Relativamente a questi ultimi, in alcuni casi, si è rilevato che essi sono allevati in vasche di plastica, accalcati gli uni agli altri, il che comporta un sovraccarico ulteriore di antibiotici e antiparassitari, al fine di evitare epidemie.
Esiste poi il problema della "triangolazione", ovvero un prodotto che non sarebbe importato da un determinato paese per motivi di sicurezza, è trasferito in un paese intermediario, rietichettato e proposto come prodotto originario da quest'ultimo.

È importante potenziare gli sforzi atti a garantire la salute pubblica per evitare di fare la fine degli alligatori del lago Apopka (Florida), inquinato da numerosi pesticidi (endosulfano, atrazina e dicophol), da policarbonati plastici e da altre molecole clorate, i quali hanno subito la femminilizzazione di gran parte dei maschi, la riduzione della lunghezza del pene ad un quarto, inoltre, meno del 20% delle uova fecondate arriva alla schiusa e il 50% dei piccoli muore in qualche settimana.

La tabella successiva dimostra le sostanze inquinanti che possono interferire direttamente o indirettamente sulla fertilità:

Alimenti che presentano normalmente elevate quantità di estrogeni o di fitoestrogeni:

Latte e derivati del latte di mucche gravide
Semi di soia
Alcuni tipi di trifoglio

Sostanze inquinanti con azione simili agli estrogeni:
Pesticidi
Erbicidi
DDT
Idrocarburi e gas di scarico delle autovetture
Lubrificanti
Pitture acriliche
Detergenti
Materiali plastici per biberon e per la raccolta dell'acqua.

Medicamenti:
Pillole contraccettive e ormonali per la terapia della menopausa;
alcuni integratori dietetici per la menopausa; alcune creme, gel o lozioni;
gel spermicidi contenenti certi estrogeni.

Nel genere umano l'esposizione durante il preimpianto ed il periodo presomitico (0-14 giorni dopo il concepimento) non provoca alterazioni. Per la "legge del tutto o nulla" il pre-embrione muore o si rigenera completamente. Durante l'organogenesi (15-60 giorni) l'embrione e molto sensibile e l'esposizione provoca difetti morfologici maggiori. Dopo questo periodo il feto è meno sensibile alle modificazioni morfologiche, ma possono avvenire delle modificazioni a livello della capacità funzionale degli organi.

Non dobbiamo trascurare, infine, l'effetto delle sostanze tossiche presenti nell'ambiente sull'allattamento al seno, considerato sicuramente il metodo più naturale e dolce per nutrire il proprio bambino. Sono numerosi, infatti, i benefici che madre e figlio possono trarre da questa pratica che deve essere incoraggiata e sostenuta. La puerpera però non deve dimenticare che le sostanze presenti nel suo sangue possono passare anche nel latte.
Per questo motivo sono stati riscontrati degli inquinanti nel colostro e nel latte materno. Fra questi si ricorda il cadmio, il DDT, il mercurio sia organico che inorganico, il tetracloroetilene, il piombo, i policlorobifenili, i polibromobifenili, i pesticidi e gli insetticidi.
Il riscontro di queste sostanze è molto importante poiché la suscettibilità del bambino nei primi mesi di vita è veramente elevata. Per esempio l'assorbimento intestinale del neonato è superiore e l'escrezione biliare delle sostanze è inferiore rispetto all'età adulta.

Ci si rende conto quindi quanto possa gravare sulla salute dei bambini l'assunzione per via orale di sostanze chimiche molto nocive. Sono stati, per esempio, riscontrati importanti deficit nello sviluppo mentale e neurologico nei bambini che hanno assunto latte materno inquinato da piombo, oppure l'ittero e l'alterazione degli indici di funzionalità del fegato rilevati nei neonati nutriti con latte materno contaminato da tetracloroetilene.

L'ambiente espone gli individui ad un notevole numero di sostanze chimiche che sono utilizzate nelle diverse fasi dei processi produttivi industriali.
Purtroppo però dei 50.000 o più prodotti chimici prodotti dalle industrie, soltanto di una piccolissima parte di essi sono conosciuti gli effetti.
A questo bisogna aggiungere che le nozioni a noi note riguardano soprattutto il sistema riproduttivo degli animali che è molto diverso e lontano da quello umano. Sappiamo bene che le prove di teratogenesi eseguite sugli animali da esperimento possono dare dei risultati non riproducibili e non paragonabili a quelli sull'uomo. Ciò che è provato come assolutamente sicuro su cavie e topi non può essere riconducibile con certezza allo sviluppo embrionale e fetale di un bambino. Inoltre sebbene le sostanze riconosciute come teratogene sull'uomo lo siano sicuramente anche su una o più specie animali, non è assolutamente vero il contrario.
I dati in nostro possesso, poi, riguardano livelli elevati di esposizione ed è molto difficile stimare gli effetti nocivi di dosi minori, che sono normalmente presenti negli ambienti di lavoro e di vita quotidiana.
Un'altra difficoltà da non sottovalutare nel considerare i possibili rischi dell'esposizione occupazionale è che raramente i lavoratori vengono a contatto con una sola sostanza chimica. Di solito è una combinazione di più sostanze ad essere utilizzata.
Non è quindi possibile conoscere le conseguenze delle interreazioni fra le diverse sostanze ed i possibili effetti sinergici che le associazioni chimiche possono produrre. Per queste motivazioni, la stima dei rischi da esposizione multipla è ricondotta a particolari gruppi occupazionali come ad esempio la popolazione addetta all'industria chimica e farmaceutica, ai laboratori, alle fonderie, all'industria grafica e all'elettronica.
Questo tipo di analisi per gruppi di lavoro (comparti) è utilizzato per i registri degli aborti spontanei, delle malformazioni congenite, dei tumori, delle morti perinatali in paesi come la Finlandia e la Gran Bretagna.
Spesso poi le categorie occupazionali sono così particolarmente ampie che l'evidenziare di un danno atteso, può solo indicare la necessità di nuovi studi e di più approfondite verifiche mediante la suddivisione in sottogruppi più ristretti della categoria colpita.
Altro problema che rende difficile l'analisi dei risultati delle ricerche condotte è l'impossibilità di tener sotto controllo le numerose variabili che possono intervenire ed interagire con la funzionalità dell'apparato genitale, come per esempio le abitudini di vita dei soggetti analizzati, quali il fumo di sigarette, l'assunzione di alcool, droghe, lo stato socio-economico, l'età, la passata storia riproduttiva, e cosi via.

Conclusioni…. e quali rimedi adottare

Chi come noi opera nel settore della riproduzione e della sessuologia sin dagli anni settanta in una regione come la Puglia che solo negli ultimi tempi sta vivendo il così detto "allarme ambientale", ha potuto sicuramente notare nella pratica clinica come il numero delle coppie infertili e con problemi sessuali in genere è notevolmente aumentato. Di pari passo, sono diminuiti quantitativamente e qualitativamente i gameti utili per le varie tecniche di fecondazione in vivo ed in vitro. La qualità ovocitaria, infatti, durante i cicli I.V.F., non è più la stessa di prima, nonostante siano migliorate le tecniche di induzione di ovulazione multipla con l'avvento delle gonadotropine ricombinanti; gli spermatozoi poi, oltre ad essere diminuiti di numero, posseggono sempre meno quella capacità fecondante che come andrologi ricerchiamo al fine di una corretta fertilizzazione in vivo ed in vitro. Tutto ciò ci fa pensare che ormai che la funzionalità degli organi riproduttivi non sia più la stessa di una volta, forse a causa di uno squilibrio dell'assetto di radicali liberi a livello del microambiente tissutale, determinato verosimilmente da varie situazioni, tra le quali l'inquinamento ambientale ed alimentare ha un posto predominante.
E' quindi necessario ottimizzare il microambiente ovarico e testicolare per ottenere migliori risultati in termine di gravidanze, indipendentemente dalla specifica scelta terapeutica.

Oggi la terapia antiossidante di supporto deve essere considerato un procedimento preliminare indispensabile qualora si voglia trattare l'infertilità e l'impotenza sessuale di coppia, non solo quando tale cura debba essa stessa potenziare la capacità intrinseca naturale di uno o entrambe i partners, ma anche quando nei nostri centri è adottato un programma di fecondazione assistita.
Gli antiossidanti utili allo scopo sono di vario genere, ma sicuramente non devono essere così drastici da abolire completamente i ROS dal microambiente, perché in realtà la loro presenza "in piccole quantità" è necessaria per completare alcune funzioni nella fase terminale della maturazione dei gameti e della funzione cellulare in genere.
Sulla base della nostra esperienza e della letteratura consultata ciò che serve nel nostro settore è più che altro un "modulatore dell'attività antiossidante della cellula" come possono essere la LEVO-CARNITINA, l'ACETIL-L-CARNITINA, la PROPIONIL-CARNITINA, la VITAMINA E ed il LICOPENE che, agendo in sinergia, potenziano il metabolismo respiratorio cellulare e, conseguentemente, favoriscono il meccanismo della beta-ossidazione, promovendo così la protezione delle membrane biologiche dai perossidi.

Prof. Dott. Lamberto Coppola e Dott. Giovanni Andrea Coppola

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