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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Carmen Consoli

L'intervista

Carmen Consoli, sarà anche una 'bambina impertinente', come recita il titolo dell'album presentato ieri a Milano. Tuttavia la 27enne di Catania, che si prende in giro chiamandosi più volte 'donna Carmela' , sfodera una buona dose di saggezza e di sensibilità.
<Della guerra ho già scritto, non poteva non condizionarmi - ha detto l'artista, riferendosi alla guerra in Afghanistan - Il nuovo album, che uscirà l'anno prossimo e per tre quarti è già composto, contiene il brano 'Eco di sirene', in cui dico che "brinderemo lietamente sulle nostre rovine (..) sconfitti e vincenti ricostruiremo", perché tutte le guerre, comunque vadano, sono sempre delle desolazioni, delle perdite>.
L'occasione per ascoltare e incontrare Carmen Consoli, di questi tempi, è ricca: escono 'L'anfiteatro e la bambina impertinente'

(Universal), album live registrato lo scorso luglio a Taormina; un DVD e videocassetta omonimi, e perfino una biografia ufficiale, 'Carmen Consoli'. Quello che sento' (Giunti) di Federico Guglielmi. Inoltre sono in programma una serie di concerti in location particolari, in Italia e all'estero, sempre a fianco dell'orchestra sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Non è un po' troppo?
<Mi sento un po' egocentrica, lo ammetto, ma il progetto, che per me ha un filo logico, tenta di dimostra cosa sono stata fino ad ora. E' una fase di passaggio ma anche una ripartenza. Non volevo scegliere le migliori canzoni, ma quelle che hanno segnato per me tappe importanti. Non ci sono inediti né singoli, né tantomeno ho voluto il nome o la mia foto sulla copertina dell'album, ma solo un disegno.

Che veste hanno, ora, i pezzi di Carmen Consoli?
Alcuni brani dell'album, come 'Parole di burro o 'Bambina impertinente', sono strate completamente stravolte. Volevo un suono nuovo e una atmosfera rétro. Altri sono diventati perfino dei valzer ma amavo questi contrasti: parole contemporanee su suoni antichi e atmosfere classiche. Le armonie e gli accordi hanno guadagnato un'aria diversa.

Che effetto ha fatto suonare con i musicisti di Santa Cecilia?
Quando mi sono trovato davanti a questo muro di suono dell'orchestra...ecco che ho pensato: sono davvero una bambina impertinente in mezzo ai maestri dell'Accademia di Santa Cecilia! Come è possibile? Un nome che mi incuteva timore reverenziale, ma è stata poi un'esperienza che mi ha arricchito profondamente.

Come pensi di affrontare i prossimi concerti con l'orchestra sinfonica?
Sicuramente con grandissima emozione, perché per ragioni diverse le platee di Santa Cecilia, il Leoncavallo o altri luoghi scelti per il tour non rappresentano la mia audience tipica. L'Accademia è per me un luogo inarrivabile, così come il Leoncavallo, ad esempio, mi ricorda i tempi in cui a Catania tentavo di esibirmi nei centri sociali; il Leoncavallo sta poi diventano un vero centro culturale, ricco di stimoli.

A quali donne della canzone italiana chiederesti consiglio per queste date?
Non sono certo l'unica, ma stimo moltissimo Mina e Ornella Vanoni. Pensa che 'Parole di burro' l'ho scritta pensando a Mina, l'avrebbe cantata in modo meraviglioso. Amo la loro eleganza, quel sapore anni Sessanta, e certamente entrambe le vocalità. E ricordo sempre la frase di Ornella Vanoni: "Ci vuole sempre un filo di trucco e un filo di tacco"...
Carmen Consoli sta affrontando il mercato francese. Già due date estive, al festival jazz di Nizza e alcune date parigine, hanno fatto conoscere alle platee di oltralpe le doti rockettare e teatrali dell'artista catanese. Parigi sarà la prossima meta.


 

 


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