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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Jewel

L'intervista

Jewel, all'apparenza indifesa e dolce, è una cantautrice dal temperamento fermo. Parla lentamente e soppesa ogni parola, mentre parla del nuovo disco 'This way', composto dopo un ritiro 'spirituale' in Alaska, paese natio, 
lasciandosi alle spalle le fatiche di promozioni e tour. E' un album che richiede più di un ascolto, in cui Jewel ha dato una attenzione particolare ai testi, molto critici nei confronti della società e del pensiero americano.

Questo è un disco più 'impegnato' ma anche una raccolta di canzoni d'amore. Come si può evitare la banalità, quando si parla di questo argomento?
Scrivere canzoni d'amore è difficile perché è difficile essere originali, così come dire qualcosa che in un modo diverso, che non sia un cliché. Trovo che le canzoni d'amore siano la sfida più grande per un cantautore. 'Break me', ad esempio, parla di quando sei innamorato, di quando diventi vulnerabile, a tal punto da poter essere distrutto. "Serve the ego" invece è una melodia molto divertente che ho scritto velocemente. Mi piace perché all'inizio ti fa credere che si parli di una donna al servizio di un uomo, mentre invece è solo una donna che serve se stessa. E' una canzone che va contro una certa cultura statunitense. 

Spesso i media americani si occupano di Jewel scrittrice di poesie molto più che Jewel cantautrice. Come si spiega tutto questo?
Non so. Credo che la poesia sia molto importante per la società. Il suo compito è mostrarne il cuore. Mi gettava nello sconforto vedere quanto impopolare fosse nel mio paese. Quando mi sono presentata alla casa editrice dicendo che volevo scrivere un libro di poesie mi hanno detto che ero una matta e che non mi avrebbero mai dato un dollaro, perché un libro del genere non avrebbe funzionato. In realtà poi è andato bene e addirittura è capitato che molti ragazzi, dopo aver letto il mio libro, abbiano cominciato ad appassionarsi alla poesia.

In "The new Wild West" tracci un profilo molto pessimista degli Stati Uniti. A cosa pensavi esattamente quando l'hai composta? 
E' come quando cerchi di prevedere le condizioni meteorologiche e ti accorgi di certe situazioni che pian piano si vanno a sviluppare. E' una raccolta di impressioni sull'America. Sul fatto di vedere certe correnti di pensiero svilupparsi molto velocemente per poi arrivare a dominare completamente il paese. E a trascinarsi addosso tutte le reazioni esterne. In tutta la sua storia l'America ha sempre pensato che bastasse conquistare un territorio per renderlo migliore, e civilizzarlo. Credo, molto onestamente, che nella storia abbiamo reso meno civili molti posti, piuttosto che il contrario. Oggi però non ci sono più nuove conquiste da fare, non c'è il vecchio West da esplorare. Un tempo i pionieri avevano la terra degli indiani da scoprire e colonizzare. Adesso di terra non ce n'è più, in tutto il mondo credo. E noi? Noi continuiamo a non essere civilizzati. Dopo l'11 di settembre questa è una domanda molto importante alla quale bisogna trovare una risposta. Il modo in cui l'America ha reagito a quei fatti dimostra pienamente quanto i "civilizzati" siano i "non civili".

"Jesus loves you" invece è una critica alla chiesa e al fanatismo religioso. Non è una contraddizione il fatto che tu abbia cantato di fronte al Papa, anni fa? 
Sono sempre stata colpita da quanto io riesca a scrivere parole dure nelle mie canzoni. Forse perché sono bionda e carina e nessuno negli Stati Uniti sembra curarsene più di tanto... . Per me il fanatismo può arrivare da moltissime parti. In quella canzone dico le cose come stanno, senza troppe sottigliezze. Non credo comunque che ci sia una facile soluzione alle domande che mi pongo. Non può mai essere "sì" o "no" all'aborto, per esempio, ci deve essere una terza soluzione. Perché il comportamento umano non è bianco, né nero. E' una via di mezzo. La mia canzone parla appunto la possibilità di una "terza opzione".

Cosa ne pensi di tutte queste nuove leve della musica pop, belle e bionde, come Britney Spears e Shakira e del loro modo di porsi ai media? 
Chiunque riesca a vivere di questo mestiere deve sicuramente lavorare molto. Nessuno può riuscire senza far fatica. Britney Spears lavorerà molto duramente per fare ciò che fa, così come Shakira o Jennifer Lopez. Non ho nulla contro di loro e non mi sento in competizione, perché prima di tutto io cerco soltanto di non deludere me stessa, facendo il meglio che posso a seconda dei miei interessi. L'entertainer nella nostra cultura è una figura molto considerata, qualcosa di cui non si può fare a meno. Se si osserva la storia della musica ci si rende conto che si passa da Elvis Presley, un personaggio assolutamente controverso, a Frank Sinatra, che precedentemente era considerato il vero ribelle. Poi sono arrivati i Beatles e i Rolling Stones, e loro sono diventati i ribelli di turno. E poi c'è stato il movimento hippie e poi la disco music. Si passa dal pop leggero e spensierato alla musica impegnata e così, sempre. Credo sia giusto che esistano entrambe le cose.

In "Do you want to play?" c'è un verso che menziona Randy Newman. Come mai hai deciso di inserire questo riferimento? 
La canzone parla di un personaggio, una ragazza, molto molto "cool". Una di quelle talmente "cool" da risultare addirittura più forte di ciò che è considerato alternativo. Una a cui piace solo la roba underground e vive in un posto molto figo e magari dice "no, a me non piace Bob Dylan, però mi piace Phil Ochs". Volevo scegliere un artista della cultura pop che potesse piacere ad una ragazza del genere e così mi è uscito il nome di Randy Newman. 

Il disco contiene delle canzoni molto differenti l'una dall'altra. Quanto questo eclettismo rispecchia il tuo vero carattere? 
Non riesco ad essere diversa. Sono molto curiosa e tendo ad annoiarmi facilmente. Se lavoro ad una cosa per troppo tempo mi viene subito voglia di cambiare. La mia vitalità si sentirebbe persa, al contrario. Sono sempre cresciuta in mezzo alla cultura. Mio padre era per metà un cowboy e per metà poeta, mentre mia madre lavorava il vetro. Inoltre sono sempre stata circondata da moltissimi dischi, dalla musica folk ai Public Enemy. E' naturale che la mia musica abbia tantissime influenze, anche se personalmente la trovo molto compatta. 

Sei fidanzata con un campione di rodeo, Ty Murray, con il quale hai co-scritto un brano del nuovo disco, "Till we run out of the road". Come ti sei trovata a comporre con un cowboy? 
Lui adora la musica, specialmente quella impegnata di autori come i Replacements o Bruce Springsteen. E' anche una persona molto diretta, che non si crogiola tra concetti estremamente contorti. Ha scritto questa canzone descrivendo le sensazioni che si provano quando sei in giro per partecipare ai rodeo. Però non voleva scrivere del sudore dei cavalli o di cose simili, cliché del mestiere. Voleva comporre una canzone che potesse essere universale, assimilabile anche da chi del rodeo non conosce nulla. 


 

 


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