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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Lou Barlow
The Folk Implosion

L'intervista

A 36 anni vanta la paternità di venti album e nel mondo dell'indie-rock è considerato un guru dal quale attendersi ogni volta una filosofia di vita. Prolifico, metodico nello sfornare side-project e produzioni domestiche, Lou Barlow, leader degli americani The Folk Implosion, evita lo star system. E presenta, alla sua maniera, sottotono, "The new Folk Implosion" (Domino), con chiaro riferimento all'evento chiave della sua personalissima, recente cronaca: dopo anni di collaborazione, lui e John Davis, con una stretta di mano (più o meno), si son detti arrivederci. 

Nuovo capitolo, si ricomincia. E per Barlow, in fondo, non è un gran problema: se in età verde suonava nei Dinosaur Jr, pensava già al progetto Sebadoh e al tempo stesso alle produzioni casalinghe con il nome di Sentridoh. Arrivano le colonne sonore e poi si riparte con il folk rock, deviando, ogni tanto, dalla strada intrapresa. Compagni di viaggio di oggi: il chitarrista Imaad Wassif e il batterista Russel Pollard.
La 'nuova' musica di Barlow - un rock d'autore, introspettivo, melodico, voce e chitarra - sembra fatto di niente, ma scava nell'animo alla ricerca di una serenità, celebrata nel pezzo di chiusura, 'Easy'.

Per molti Lou Barlow è un riferimento da seguire…c'è imbarazzo o orgoglio in tutto questo?
Nessuna delle due cose! In effetti mi succede ma non so perché…e mi fa molto piacere! Ciò che conta è un altro aspetto: sono felice che la gente ascolti i miei brani con attenzione e che rifletta sul mio punto di vista. Forse molti si identificano con la mia storia personale e musicale: i momenti difficili si superano e si diventa migliori, più ricchi interiormente.

Questo è un riferimento alle vicende con Davis….
Questo evento sicuramente è quello più significativo del mio ultimo periodo, e si nota nell'album. In un certo senso questo è davvero un 'nuovo' disco. Secondo me John non ha mai considerato la carriera del musicista come uno stile di vita, ma non vorrei scendere in dettagli che comunque riguardano i singoli, e rispetto le scelte di tutti. Anche se un po' di amaro in bocca è rimasto. Posso anche dire che abbandonare 'l'era Davis' significa lasciare un certo gusto, un certo sapore musicale. Per questo l'album segna un nuovo inizio, anche se non rinnego l'esperienza passata.

Cosa caratterizza la nuova era musicale dei Folk Implosion?
Ho cercato di separare le cose: le basi sono sempre rock e folk, più o meno ciò che facevo per il progetto Sebadoh anni fa. Tuttavia ho mantenuto viva la sperimentazione sonora in studio. Cosa è venuto fuori? Canzoni che potevano essere dell'era Sebadoh o di quella Folk Implosion, ma con nuovi elementi comuni, con una rinnovata omogeneità.

Dai brani dell'album, molto intimisti, sembrerebbe accentuata la volontà di introspezione...
Sì, in effetti è così. Ho sempre amato guardar dentro i sentimenti. Ora più che mai. Il rock è la unica direzione. Certo, la nostra dimensione è introspettiva, che si unisce a uno stile semplice, senza troppi marchingegni elettronici, anche se, come detto, amo sperimentare i beats.

Questo album sembra scritto solo per essere ascoltato da soli, non da condividere...
Volevo un disco che davvero esprimesse ciò che provavo, con una certa urgenza che sentivo dentro. Certo il lavoro è stato collettivo: ho accettato molti consigli e suggerimenti da Wassif e da Pollard, soprattutto per la scrittura dei testi. Però è vero che la prospettiva era la mia, di un singolo. E ho dedicato l'album a me stesso, anche se è il frutto di un lavoro con amici.

Ami comporre da solo: qual è l'aspetto affascinante della solitudine?
Ho sempre composto a casa, nella mia stanza, perché amo il silenzio, mi aiuta a trovare il giusto stato d'animo per la musica che mi piace. Solo quando sono sicuro di ciò che ho scritto, condivido i brani con il gruppo. Mi piace l'atmosfera dello studio, ma ci vado solo quando ho già le tracce su cui lavorare.

Un lavoro accurato è stato fatto anche sui testi…
Il tema principale è una ricerca interiore e tutti i testi parlano, di fatto, di passaggio, di transizioni. Lasciare qualcosa e spostarsi verso qualcos'altro. Lottare per qualcosa, liberarsi in qualcosa di catartico.

La tua vita è stata sempre un piacevole subbuglio: di cosa sei andato in cerca, in questi anni?
Non saprei, a dire il vero, perché ho cercato di vivere ogni volta i momenti che mi si presentavano. Ho iniziato presto a suonare, a entrare in questo mondo forse con un po' di irrequietezza.

 

 

 


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