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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Shawn Colvin

L'intervista


La musica dopo un figlio. Per Shawn Colvin tutto è cambiato da quando è diventata madre di Caledonia, e non lo nasconde. Dopo un passato frenetico, di vita sregolata e corse contro il tempo per salire su un palco o in sala di incisione, è nata una nuova donna. Ed è proprio questo il titolo dell'album, "Whole new you"(Columbia), a simboleggiare che la vita riserva davvero mille sorprese. 

Realizzato con la supervisione e i consigli di John Leventhal, multistrumentista e amico di vecchia data, l'album riflette una nuova condizione d'animo ma resta permeato di quel folk rock addolcito dal velluto della voce, che a tratti sembra non essere spinta da fiato ma esistere in sé. L'apice creativo di Colvin è ritenuto 'A Few Small Repairs" ('96), vincitore di un Grammy, anche se un Grammy nella categoria degli artisti folk lo conquistò già all'epoca del debutto con "Steady on" ('89). Il nome di Clvin è poi legato alla scrittura di colonne sonore di film quali 'Armageddon', "It coul happen to you" , la commedia con Bridget Fonda e Nicolas Cage, o 'Tin Cup'. 
Dal 1994 Shawn Colvin vive a Austin, Texas.

 

In che modo la maternità ha influenzato la realizzazione di quest'album?
Avere un bambino è quanto di più entusiasmante sia mai potuto accadere nella mia vita. Ti sbalestra completamente, le tue priorità cambiano, e i sentimenti che ne sono scaturiti probabilmente sono stati incanalati nella realizzazione dell'album. John Leventhal (il mio produttore e coautore) e sua moglie hanno avuto anche loro un figlio, così che disporre del nostro tempo è stato qualcosa che abbiamo dovuto imparare sul campo. Quando abbiamo lavorato al precedente album siamo solo andati in studio e ci siamo rimasti finché il lavoro non era finito. Per "Whole New You" invece abbiamo dovuto ricavare ore e momenti specifici per lavorarci su, e allora abbiamo davvero dovuto lavorare sul serio, senza distrazioni e quando era ora. Abbiamo poi lavorato molto via mail, scambiandoci idee sui nastri che ci facevamo arrivare l'un l'altro, finché siamo stati pronti per registrare. 

 

Lei ha viaggiato, visto molti luoghi, incontrato molte persone, suonato ovunque. Pensa di essersi persa qualcosa, nella frenetica corsa?

 

Ho in effetti trascorso gran parte della mia vita adulta per strada, viaggiando ogni giorno per città diverse, e in certi periodi facevo anche 200 serate all'anno.Questo certo ha influenzato la mia capacità di trovare un posto che fosse anche la mia casa, ma mi ha regalato anche fantastiche esperienze che non avrei mai avuto se non fossi stata in tour. Ora ho una famiglia, preferisco stare a casa e concentrare i miei spostamenti in periodi definiti, anche se non rinuncerò mai a suonare dal vivo.

 

I sentimenti emergono prepotentemente da questo album: quali sono quelli che hanno spinto l'intero lavoro?

 

Ho provato molte sensazioni quando componevo. La maternità certamente mi ha influenzato più di ogni altra cosa. Ha cambiato le mie idee su chi ero e chi stavo diventando e chi volevo essere. Mi ha spaventato e entusiasmato allo stesso tempo. "A Matter of Minutes" riassume molto di quello di cui l'album tratta - essere tra due mondi e essere stupiti di come le cose possano cambiare in un brevissimo periodo di tempo. Altre canzoni riflettono cose che pensavo o che provavo a quell'epoca. "Another Plane Went Down" ha più a che fare con una sorta si 'stream of consciousness' - riguarda sogni che non ho mai dimenticato e immagini reali che mi hanno profondamente influenzato come una sciagura aerea. Ci sono poi delle vere e proprie storie come in "Roger Wilco." 

 

Come si svolge la quotidiana routine di lavoro a fianco di John Leventhal?

 

Io e John lavoriamo a stretto contatto, ci ispiriamo l'un l'altro; per lo più lui scrive la musica e io scrivo melodie e parole. Ci scambiamo molte idee e, visto che ci consociamo molto bene, la nostra è una vera collaborazione. Io sono abituata a stare sola e questo mi aiuta a scrivere. Faccio parte della categoria dei cantautori solitari.

 

Oggi la sua prospettiva è cambiata, ma gli anni newyorchesi hanno segnato una vita all'insegna di alcol e sregolatezza...

 

Sì, fortunatamente mi sono fermata per un anno, ma ero così depressa che pensavo di mollare tutto. E' successo appunto dopo che ho smesso di bere. Quando mi sono liberata di questo problema, mi sono trovata a fare i conti con cose più importanti e ho sentito il bisogno di tornare a fare musica seriamente.
Quando è nata la vocazione per la musica?

 

Ho frequentato solo un anno alla Southern Illinois University, perché capii ch eil college non aveva senso per me. Ho poi viaggiato tra San Francisco, il Texas e New York, ma credo che la vocazione vera e propria emerse dieci anni dopo, quando mi ero stabilita a New York. Far diventare la musica un lavoro non è stato facile.

 

Lei è, ancora oggi, una delle Lady del rock: oltre alla voce e alla profondità dei testi, dietro alla sua musica c'è molto lavoro. Accade però che la popolarità si conquisti anche con bellezza e spigliatezza, a danno, spesso, della buona musica. Che ne pensa? 

 

Non invidio affatto le giovani artiste pop di oggi, anzi alcune delle loro canzoni mi piacciono. Essere una cantautrice, chitarrista e cantante è qualcosa di completamente diverso dall'essere un'artista da palcoscenico. Il mio modo di fare musica è più finalizzato a che la musica sia 'lo spettacolo'. E' difficile confrontare i due generi.

 

Lei è impegnata in molte campagne umanitarie a favore dei bambini. Qual è il principale obiettivo e quando tutto questo è iniziato? 

 

Sono felice di offrire il mio tempo e sostenere queste iniziative che per me significano molto. E' bello pensare di essere una artista e, per questo, poter aiutare più facilmente chi ha bisogno. Ora che sono madre penso che è perfino più importante prendere posizione a difesa dei bambini e dei diritti delle donne. Voglio concentrarmi particolarmente sugli abusi sui bambini e assicurarmi che le giovani donne siano a conoscenza dei metodi di controllo delle nascite e che non siano costrette ad affrontare gravidanze indesiderate.

 

Che si aspetta dal futuro, adesso?

 

Non so proprio! Ho certo molte speranze ma le aspettative sono anche un rischio perché le cose cambiano in continuazione. Diciamo che mi aspetto di essere sempre sorpresa dalla vita! 

 

 

 


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