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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Claude Challe

L'intervista

Claude Challe per molti significa Buddha Bar, un ristorante parigino sempre alla moda che è anche night club. A sua volta Buddha Bar è anche una compilation di musica etnica e esotica, intuizione del guru new age sempre alla ricerca di nuove idee (marketing), di suoni e sensazioni che rimandano a mondi lontani e a spiritualità orientali. 
Oggi a 57 anni, Challe esce con un album che, per la prima volta, non ha niente a che vedere con le raccolte Buddha Bar, peraltro oggi lasciate al giovane Dave VIsan: "Je nous aime" (Challe O'music) è un album doppio che a vederlo sembra un libro tascabile, uno sfoggio di lusso in miniatura.

'La prima parte, definita 'original', è un insieme di pezzi classici rielaborati alla maniera di Challe, con artifici elettronici sofisticati; la seconda è un insieme di remixes ad opera di dj 'amici', quelli cioè che con Challe lavorano da tempo.

"Je nous aime" è un titolo molto particolare: può spiegarlo?
In effetti potrebbe sembrare un gioco di parole, in cui c'è sia 'io' che 'noi'.
Con questo tiolo volevo dire che prima lavoro su di me per perfezionarmi, affinarmi, scoprire il meglio di me; solo dopo posso donare tutto questo a un altro e incontrare così l'amore universale incontrare. L'amore è energia, non solo atto, ma energia che permette di vivere serenamente e 'toccare' l'amore. Penso che se ognuno facesse questo lavoro su sé stesso, rivolgendolo agli altri, il mondo cambierebbe. La vita è più semplice di quanto non si creda, mentre purtroppo il mondo si perde in inutili labirinti.

Come mai proprio adesso è arrivato 'Je nous aime'?
Prima di tutto perché era arrivato il momento di fare un mio album, quindi già l'approccio è stato molto diverso rispetto al passato. In più perché è un disco che è parte di un progetto più ampio: io non mi fermo mai, amo vivere molto intensamente e ho sempre bisogno di stimoli nuovi. In più, sono arrivato a un'età in cui posso trasmettere qualcosa ai giovani, dare qualche consiglio: ecco perché ho voluto ospitare giovani dj nel secondo album di remixes.
La parte 'Original' è stata registrata in tre anni, poi ho dato alcuni pezzi a dj che conosco. Il remix è come dare un bambino a qualcuno e dirgli: vestilo come vuoi.

In cosa consiste l'intero progetto Challe?
Questo disco sarà la colonna sonora di film cui sto lavorando, che dovrebbe uscire nel 2004. Sarà una sorta di documentario/filmato sulla mia visione della vita, in base al mio vissuto e alla mia esperienza. Sarà una favola musicale utopista, idealista, in cui si racconta l'amore in tutte gli stati e in ogni situazione. Non mancheranno gli aspetti spirituali, psichedelici, mistici. In più uscirà un libro, una autobiografia. Il tutto sarà presentato come una sorta di cofanetto, in cui saranno incluse tutte le musiche che mi hanno accompagnato negli anni. Questo progetto nella sua globalità rappresenta una sorta di autoanalisi: ho ripensato alla mia vita, a quanto ho fatto in questi anni, e mi sono scoperto ancora giovane dentro, forse perché ho coltivato il bambino dentro di me.

Oggi Claude Challe è un marchio in tutto il mondo, tanto che molti colleghi dj hanno preso in prestito lo stile, e non solo musicale: è lusingato o contrariato da tutto questo?
No, mi fa molto piacere, sotto un certo aspetto significa anche che anni fa ho avuto ragione, e ho visto un po' più lontano di altri. Quando ho iniziato infatti, il mio obiettivo era quello di trovare musica raffinata, esotica e originale che non passava da nessuna parte, e così ho permesso di far conoscere brani e stili insoliti. Oggi, per quanto esistano molti che copiano questo genere di musica, lo stile del Buddha Bar in locali, o addirittura per capi di abbigliamento; in America c'è perfino un sito a mio nome..e non l'ho aperto io! è vero anche che ho trovato alcune raccolte molto interessanti come la compilation portoghese "Hotel Carlton". Del resto io compro tutto perché sono curioso, mi piace scoprire quello che fanno altri, anche se sulla mia scia.

A distanza di alcuni anni come vede la sua 'eredità'?
Sono molto soddisfatto, mi fa enorme piacere lasciare qualcosa. Nella mia vita ho creato molte cose: a Parigi ho aperto il club 'Le Privé' quando ancora non esisteva questo concetto, e ho cominciato a creare un mélange di persone, vip, personaggi un po' pazzi; poi sono nate altre esperienze, nate dal fatto che osservo molto e cerco di 'sentire' le cose. Per la prima volta ho introdotto una console dj nel ristorante perché penso che in ogni caso la musica arrivi prima del cibo. E con tutto questo ho sempre cercato di far viaggiare la gente con suoni e suggestioni. Ho aperto il 'Divino' a Ibiza 1992: parto dal principio che le persone non hanno colori o religioni, ma possono trovarsi insieme e creare qualcos'altro di bello. La fusione a volte può essere indigesta, compreso il cibo fusion! Ma in tutto questo bisogna avere le gusto, saper dosare.

L'Oriente è ancora alla base della sua ispirazione musicale: in questo album però ci sono molte reminiscenze classiche..
Sono nato nel Magreb, mio padre era rabbino quindi sono ricco di tradizione ebrea, musulmana, occidentale perché da quando ho 3 anni vivo a Parigi. Sento molto forti le mie origini magrebine, e anche se sono cittadino del mondo resto, in questo senso, un orientale. I suoni arabi, il misticismo ebraico e la cultura francese hanno formato il mio destino. Però amo moltissimo la musica classica: in questo disco c'è un po' di Carmen di Bizet o Albinoni: non si può dimenticare il passato, ma bisogna prenderlo e arricchirlo, in un certo senso riciclarlo. Abbiamo oggi melodie eterne che possono essere aggiornate.


 

 


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