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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Moby

L'intervista

Diciotto. Come diciotto sono i brani del nuovo album di Moby. Come la traccia che, in forma più dilatata, è stata suonata per la cerimonia di chiusura della passata edizione delle Olimpiadi invernali. O forse diciotto significa qualcosa di più? Senza scomodare la numerologia, la notizia è che Moby è tornato alla musica e in grande stile. Poteva essere un disco più debole di 'Play', l'album che ha fatto conoscere questo piccolo uomo a livello planetario, e invece no. E' forse ancora più affascinante e coinvolgente '18' (Mute), come se gli anni di tour e l'esperienza abbia accresciuto le capacità di stupire. Nessun cedimento nel succedersi dei pezzi, che ospitano voci bellissime, alcune delle quali campionate, altre vive e vibranti: Angie Stone, Sinead O'Connor, Azure Ray, MC Lite.

Andamento ipnotico per alcuni brani, ritmo incalzante per altri, dolcezza liquida per pezzi strumentali in cui è bello perdersi. Senza fine la voglia di scavare nel blues e nel gospel, nelle voci nere e soul: una curiosità, quella del discendente dello scrittore Herman Melville, che lo ha spinto a setacciare gli archivi discografici alla ricerca di tutto quanto può ancora dare emozione. Da 'We are all made of stars', il singolo che ha anticipato l'album, a 'Jam for the ladies', pezzo funk in cui si esibisce anche Mike Geronimo, '18' conquista ad ogni ascolto.

E Moby è sempre qui, con questa espressione di ragazzino che non sa dove è capitato. Un ragazzino che a 36 anni, nato in un giorno passato alla storia come nefasto, l'11 settembre, ha accumulato un patrimonio e veste con gli stessi jeans e le stesse magliette. La sua valigia, prima di partire per prendere un aereo che da Milano lo riporta in America, è un sacco marinaro di tela in cui conserva cd e qualche felpa.

 

Dunque la vita non è cambiata, malgrado il ciclone 'Play'?

Bè, se 'Play' fosse stato il primo disco direi di sì, ma dato che è dall'età di 13 anni che faccio musica, la vita non è cambiata più di tanto. Abito nella stessa via dello stesso quartiere, vado a comprare nello stesso supermercato, ho gli stessi amici. Quello che è diverso è che finalmente sono riuscito a raggiungere una audience più vasta, che ho girato il mondo e, facendo questo, è cambiato il mio livello di benessere esteriore: viaggio in business class, provo sempre nuove camere di hotel, questa volta di categoria lusso!

 

Dal punto di vista compositivo come ti sei posto di fronte al nuovo lavoro?

Forse con questo disco sono tornato a essere un compositore, per così dire, più convenzionale, rispetto a Play, dove tutto mi era sembrato più casuale. Non so perché, non l'ho pianificato..forse ho voluto seguire un lato più emozionale e intuitivo, ma in generale, ogni volta che mi metto a fare musica, non decido mai nulla a priori. La regola generale è fare la musica che prima di tutto piace a me, e che immagino possa piacere anche agli altri. Forse '18' ha una coesione maggiore, è frutto di una maggiore esperienza.. forse è il disco di una persona più matura.

 

E' un disco che trasuda passioni: puoi descriverle?

Sicuramente la passione per la musica in generale e, in seconda battuta, per le belle voci. MI ha sempre affascinato l'aspetto emozionale di una bella voce..forse quelle che preferisco sono quelle degli anni Ottanta, ma non ce ne sono molte in giro. Ho cercato delle voci che fossero convenzionali a livello umano. E poi ho cercato di curare le atmosfere: ho rincorso la qualità della situazione, dell'atmosfera, senza cercare dei viaggi trip come quelli dei Pink Floyd, ma dei brani dove devi sentirti perso e al tempo stesso dominare il tuo mondo.

 

Sei stato definito artista pop, anche se di alto livello: che ne pensi?

Nel senso più tradizionale sono d'accordo perché pop è musica popolare, ma pop possono esserlo i Beatles o Led Zeppelin, Mariah Carey o Public Enemy, Radiohead e Britney Spears. Io penso piuttosto all'espressione artistica: negli anni '60 e '70 i soldi venivano in secondo piano perché era importante l'interpretazione. Oggi effettivamente la situazione è più deprimente perché non si fanno dischi per amore della musica ma dei soldi, e per questo il pop può anche essere di qualità molto scadente. La musica, e molto di frequente il pop, prende sempre a prestito qualcosa. Io però penso che se qualcosa è bello o sexy, lo vuoi ripetere, così come è bello tentare nuove strade. Molti colleghi preferiscono sperimentare e basta, io no, perché quando ho trovato della bella musica mi piace rifarla o riascoltarla, non vuoi smettere questa esperienza.

 

La tua musica è molto elegante: c'è una ricerca anche in questo senso?

Capisco cosa vuoi dire ma non ho mai pensato di farlo..penso ci sia nei miei dischi una certa eleganza ma quello che cercavo maggiormente era quel calore che ti avvolge se senti un brano. L'eleganza può essere bella ma fredda. Per definire la mia musica credo che la parola più giusta, in definitiva, sia 'confortevole'.

 

Veniamo alle voci: a proposito di eleganza, lo scettro qui va a Sinead O'Connor e Angie Stone….

Sono tutte splendide voci. 'Harbour' è la canzone in cui canta Sinead. L'avevo scritta 17 anni fa, penso sia una canzone di redenzione, la sua voce mi sembrava perfetta, come ai tempi di 'Nothing compares 2 U'. Ho trovato che le voci di Angie Stone e Mc Lite fossero ideali insieme, come accade in quei brani che la radio manda in onda di notte e ti lasciano senza fiato. Questo è 'Jam for the ladies'.

 

C'è un sample interessante di 'Sexual healing' in 'At last we tried'..come hai ideato questo brano?

'Sexual healing' è un pezzo bellissimo e ho voluto associarlo alla voce in falsetto di Freedom Bremner. E' una ballata soul molto romantica, che avevo scritto durante lo scorso tour. Penso sia molto efficace, che racchiuda molto di quello che mi aspetto da un brano. E' nella tradizione dell'R'n'B, potrebbe essere una delle icone del suo genere.

 

Questo album offre ancora molti pezzi dove protagonisti sono i cori a cappella, il gospel. Parliamo di 'The Rafters'...

Gospel, musica nera…è una grande passione, anche se ascolto ogni tipo di musica, dal country al metal. Questo pezzo ha come sempre voci femminili e all'inizio non volevo neanche inserirla, volevo tenerla per me, ne sono molto geloso…!

 

Dopo l'11 settembre sembra che la musica, in genere abbia cercato nuove radici..anche per te è stato lo stesso?

Certo, la gente ha bisogno ora di essere consolata, ha bisogno di emozioni e di calore dopo una tragedia così devastante. Anche per gli artisti il mondo è cambiato, specie nel loro modo di invitare la gente a partecipare della loro arte. Ora sembra che tutti si interessino di più alla musica, ad esempio. Gran parte del disco era già terminato quando è accaduto ciò che tutti sappiamo, ma mi fa piacere che i brani abbiano conservato quel calore di cui poi gli ascoltatori hanno avuto bisogno.

 

 

 


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