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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Sheryl Crow

L'intervista

Un titolo che sembra un'incitazione, una lotta all'inerzia. E' "C'mon C'mon" (A&M), il nuovo album di Sheryl Crow, la bionda singer americana nota in Europa anche per alcune hits prese a prestito dalla pubblicità, come "If it makes you happy" e "Run baby run".
Amica di grandi nomi della musica americana, da Cryssie Hynde dei Pretenders a Steve Earle e Emmylou Harris - con i quali ama collaborare e confrontarsi - la piccola donna del Missouri appare per quello che è: icona contemporanea dell'America della provincia, lontana dalle metropoli, attaccata a valori solidi e a una vita, per quanto possibile nel suo caso, sana e semplice. Attiva nella solidarietà - sostiene varie associazioni per la ricerca scientifica e la lotta alle mine nelle zone di guerra - Sheryl Crow ha tra i suoi modelli Frida Khalo e Billie Holyday, e non nasconde di apprezzare donne forti e potenti come Madelaine Albright.

Il sound di 'C'mon c'mon' è ancora rock, condito di molta tradizione Nashville, salvo alcune varianti orientate al pop internazionale: la partecipazione di Lenny Kravitz, lo strano duetto con l'attrice e amica Gwyneth Paltrow. Insomma, un album dove non manca la tradizione americana né la voglia di ampliare al massimo lo spettro della sua audience.

Tra le molte collaborazioni nell'album appare Lenny Kravitz, che dà un plus commerciale, ma anche Emmylou Harris e Don Henley, spirito dell'America profonda. E poi Gwyneth Paltrow, pesce fuor d'acqua..come spiega queste scelte?
Gwyneth Paltrow è un'amica che avevo conosciuto sul set del film 'Duets'. Siamo diventate amiche e l'ho coinvolta nell'album. Più o meno è andata così anche con gli altri artisti: con Emmylou Harris avevo cantato anni fa e siamo sempre rimaste in contatto, così come con Don Henley con cui duetto in 'It's so easy', brano che ho scritto con mia sorella. E anche Stevie Nicks, è un artista con cui avevo cantato nel precedente album. Ho soltanto reso possibile un intendimento che da tempo avevamo, quello cioè di lavorare insieme.

Con Lenny Kravitz canta dell'originalità: è riferita a lui?
'You're an originl' parla di quello che accade nella musica di oggi. Chi ha successo diventa automaticamente originale, quando poi in realtà il mondo è pieno di cloni di un unico originale.

Un vero originale c'è: è Steve McQueen cui offre omaggioin un omonimo brano. Rappresenta ancora il sogno americano?
Per me non c'è nessuno come lui, come canto in 'Steve Mc Queen': è la metafora dell'eroe, del mistero, dello spirito libero, degli spazi aperti che ha l'America, forse molto di più che per voi europei. E' un certo senso di ribellione, la perdita dell'innocenza.

Pensa che per gli americani era necessario l'11 settembre per cambiare prospettiva sulla vita?
Devo dire, tristemente, di sì. L'America è un paese che guarda il mondo su CNN. Un paese che non ha mai avuto confini e ha sempre pensato per sé, dunque è solo con un'invasione di questo tipo che la gente ha cominciato a pensare ai valori, alle sicurezze. L'America non percepisce il senso delle comunità, delle nazioni. E ora anche nella musica la gente sta cercando nuova forza e le proprie radici.

Il disco, così come il nuovo look di Sheryl Crow, riporta agli anni Settanta...
In realtà quelli sono anni che amo, anche musicalmente. Steve Miller, Steve Earle, Eagles sono i nomi che ascoltavo anni fa, e quando ho finito il disco mi sono resa conto che in qualche modo quel passato è riemerso.

Lei stessa definisce questo disco come un 'labor of love', un parto. Che significa?
Significa che effettivamente è stato un processo doloroso, è durato tre anni perché non riuscivo a concluderlo. Sentivo molta pressione, soprattutto su di me. Ero arrivata al punto di voler mollare tutto, di lasciar perdere, per stare a casa a fare figli. Chrissie Hynde mi ha dato una grossa mano in questo senso: la musica è quello che faccio ma non è la vita.

 

 

 


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