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Musica per i golosi

a cura di Francesca Mineo

 

 

 


Madredeus

L'intervista


Bellissima e misteriosa, Teresa Salgueiro appare come il simbolo della musica portoghese, incarnandone i tratti genetici. Il volto dei nuovi Madredeus, che a sedici anni dalla formazione hanno già cambiato pelle, prosegue il cammino tracciato dalla rivisitazione del fado portoghese con "Movimento" (EMI). Un rimescolamento del gruppo, avvenuto dopo l'uscita di "O paradiso" e del live "Oporto", ha fatto sì che tre musicisti gettassero la spugna: José Peixoto (chitarra), Carlos Maria Trindade (sintetizzatore) e Fernando Sudice (basso) sono stati accolti dalla più internazionali delle band del Portogallo.
Oggi la voce di Teresa Salgueiro e la chitarra acustica di Pedro Ayres Magalhaes restano comunque i connotati essenziali dei Madredeus. Dalla colonna del film di Wim Wenders "Lisbon Story", che ha regalato nuova visibilità anche a Lisbona stessa, fino al concerto in Vaticano con il papa come spettatore: i Madredeus oggi sono di fatto gli ambasciatori della musica portoghese. 
Di passaggio a Milano per la promozione dell'album, Teresa Salgueiro racconta, di ritorno da un tour in Giappone, che <proseguiremo con poche date in Europa: questo perché cerchiamo da una parte di concentrarci sulla qualità dei concerti - dice - dall'altra di conciliare anche le esigenze delle rispettive famiglie>

In quale direzione si dirige il 'movimento' dei nuovi Madredeus?

E' il 'movimento' della nostra creatività, con il quale abbiamo dato il titolo dell'album, un andamento che Cerchiamo di mantenere vivo. Cerchiamo ogni volta di ricreare dal vivo il nostro linguaggio, un linguaggio musicale che abbiamo inventato noi e che per questo è unico. Viaggiando e incidendo album ci siamo resi conto di non aver disatteso le aspettative, troviamo sempre grande calore di pubblico. Abbiamo toccato con mano il fatto che tutto quello che avevamo nelle nostre menti è stato trasformato in musica; ci ha sempre incoraggiato l'entusiasmo che la gente ci ha riservato e pensiamo di aver risposto bene, a nostra volta, a questo entusiasmo.

"Movimento" appare molto intimista, quasi un viaggio nell'autocoscienza...

È un disco che riguarda il processo del pensiero e del pensare. Il nostro primo intento è quello di comunicare, raccontare storie. Certo è che in questo disco c'è un percorso più personale e intimo, ma resta l'urgenza di esprimersi. Ognuno interpreta a suo modo i nostri brani, ognuno ha le proprie reazioni, e quindi anche in questo caso si possono avere varie letture. Il nostro intento resta quello di sempre, raccontare storie e sentimenti.

Ormai siete considerati delle star internazionali: avete dovuto 'ritoccare' lo stile delle vostre composizioni, per platee diverse, di gusti tra loro distanti?

<La nostra musica in realtà procede nel suo sviluppo naturale, senza però intaccare il progetto iniziale. Cerchiamo di suonare con la stessa energia degli inizi e la stessa passione, e cerchiamo di creare una musica che sia raggiungibile, certo, per un vasto pubblico.

La sensazione di essere stati per secoli una sorta di 'land's end', l'ultimo lembo di terra, la fine del mondo, ha influenzato la vostra musica?

Il Portogallo ha sempre conservato il senso del mistero da scoprire, la poesia della saudade ha certo influito, è una cultura dell'attesa, di qualcuno che ritorna. La saudade è stato certamente il nostro punto di partenza. Tra l'altro anche il nostro concerto ne è simbolo : c'è una donna sul palco, da sola e sempre un po' scostata dagli altri, dunque 'la solitudine dell'uomo'; c'è il senso dell' attesa ma anche la speranza. La donna che sta davanti agli altri musicisti è anche una sorta di raffigurazione della condizione umana, ma dopo sorge la speranza, che è la musica costruita con gli altri.

In che modo Lisbona torna a essere la stessa fonte di ispirazione dopo tanti anni?

Lisbona è una città molto particolare, è costruita su sette colline e è costellata da quartieri in cui la vita è quasi 'familiare'. Il delta del fiume dà un colore particolare alla luce, l'oceano è suggestivo. E' diventata una capitale europea ma è capitale di un piccolo paese rimasto isolato per molto tempo, che attraversava i mari piuttosto che le terre. Questo infatti ha determinato il carattere proverbialmente chiuso dei portoghesi, ma è tutto questo è ricco di sempre nuova ispirazione.

Quali emozioni provi, a ogni ritorno?

Vivo a Lisbona con la famiglia, e quindi quando torno a casa voglio davvero sentirmi, stare a casa. Rivedo mia figlia che ha quasi tre anni, ma amo anche incontrare i vecchi amici, riprendere in mano i miei libri, fare passeggiate e trovare ispirazione dalla città.

...ancora su Madredeus


 

 


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