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Depressione e senso di colpa (2)

Nella depressione abbiamo dunque due aspetti separati. La modificazione dell'umore e i pensieri di autocondanna (che possono essere latenti, mascherati o inesprimibili). La modificazione dell'umore può essere ricondotto ad un disturbo fondamentale della personalità depressa in relazione ai propri desideri, cioè una sorta di difficoltà nell'affermarli, nel portarli avanti o anche semplicemente nell'averne consapevolezza. Questo disturbo ha una lunga storia nella vita della persona che soffre di depressione e affonda in una infanzia in cui l'ambiente familiare è stato o esso stesso vittima di depressione oppure un ambiente demotivante. Vi è qui un difetto nella persona depressa nel valorizzare sé stessa, un difetto che probabilmente ha una base infantile. 

In secondo luogo vi è il fattore dell'autocondanna. Ebbene, l'autocondanna è un fenonemo legato ad una parte della personalità che si chiama Super-Io. Il super-io è l'istanza che promuove il sentimento della colpa, il sentirsi in colpa. Conosciamo dagli stati psicotici gravi, in cui il sentimento di colpa può arrivare a limiti estremi, a forme-limite estreme. Il sentimento della colpa accanto a quello della personale responsabilità è uno degli elementi costitutivi della vita umana, ma la responsabilità e sentimento di colpa sono due attitudini psicologiche molto diverse. 

Si può dire che la depressione, soprattutto quando diventa quella condizione patologica che invade la vita del soggetto e annienta il soggetto, impedendogli le possibilità che egli stesso si prefigge, sia l'effetto di una disarmonia tra responsabilità e sentimento di colpa. La persona non riesce più a rispondere alle esigenze fondamentali (per es., fa sempre più fatica a lavorare) mentre nello stesso tempo un sentimento di colpa opprimente si insinua sempre di più. Il sentimento di colpa è legato al fatto che ci sono cose che non solo non si possono dire, ma nemmeno pensare. E quanto più c'è questo divieto, tanto più l'Io è schiacciato e non può soddisfarsi in una delle sue attività fondamentali. 

Per spiegare il rapporto tra umore e senso di colpa, dobbiamo anche considerare il rapporto della persona depressa con la propria capacità di desiderare. La caduta del desiderio è un effetto? Secondo molti sì e sicuramente secondo una certa impostazione scientifica che mette la depressione al primo posto, come base organica da curare; secondo questa concezione è chiaro che la caduta del desiderio è un effetto della base organica. C'è uno squilibrio e una alterazione biochimica alla base; a questa segue il sintomo depressivo e, come problema ulteriore, si deprimono anche quelle funzioni vitali che richiedono per essere alimentate anche una certa condizione psicologica ottimale, come per es., il desiderio sessuale e amoroso. Questa rappresentazione del modo in cui il depresso si rapporta al proprio desiderio è certamente diffusa a livello psichiatrico. 

Si può raffigurare il problema della depressione in un altro modo. Se non siamo del tutto sicuri che la base organica sia la causa prima allora possiamo considerare la depressione come sintomo di una certa condizione in cui la persona si sente intimamente colpevole, anche quasi in modo inesprimibile. La colpevolezza sarà allora effetto di un certo rapporto, che permea la propria vita, con i propri desideri e, soprattutto, quelli legati alla vita della Amore. Potremmo dire che la persona depressa non si sente autorizzata a desiderare e la depressione si manifesta come conseguenza di scelte e di decisioni determinate non dai propri desideri, ma da una difficoltà ad affermare, anche di fronte a sé stessi, i propri desideri. Una cura della depressione deve dunque aiutare la persona depressa a sentirsi sicuro almeno in casa propria: con i propri desideri.

(Dott. Luigi Colombo)

 


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